
Varese – Lunedì 10 ottobre, si è svolto all’Istituto superiore di sanità di Roma (Viale Regina Elena, 299) il Convegno “Le 24 ore del paziente parkinsoniano tra difficoltà e compenso funzionale”, organizzato dall’Associazione Azione Parkinson con il patrocinio del Consiglio nazionale delle ricerche, in cui si è discusso di quella terribile piaga che è il morbo di Parkinson e dei disagi che esso comporta.
Le informazioni divulgate al convegno sono a dir poco scioccanti. Aumenta il numero di persone coinvolte e diminuisce l’età di esordio della malattia: un malato su 4 ha meno di 50 anni e peggiora la percezione della qualità della vita; il 75% dei malati gestisce la propria esistenza in relazione alla terapia da seguire, più della metà ha problemi a lavarsi e vestirsi e quasi il 50% ha difficoltà a parlare e a organizzarsi autonomamente.
Stefano Ruggieri, professore di neurologia all’università La Sapienza di Roma, asserisce: “Diversi studi dimostrano che i fattori di maggiore impatto sulla qualità della vita dei pazienti sono costituiti dalla depressione e dalla mancanza di autonomia dovuta alla malattia, e in parte alla terapia quando non riesce a raggiungere un miglioramento stabile, privo di effetti collaterali motori come le discinesie - movimenti involontari”, quindi l’obiettivo da raggiungere è quello di migliorare la qualità della vita di queste persone usando anche metodologie non farmacologiche: una soluzione, seppur parziale, potrebbe essere individuata nella domotica.
La Domotica è quella disciplina che mira a rendere più autonoma possibile la vita domestica degli individui con handicap di qualsiasi tipo ad esempio riconoscimento vocale utilizzato per spegnere o accendere elettrodomestici.
Francesca De Pandis, primario dell’Istituto S. Raffaele di Cassino, ha spiegato come “al paziente parkinsoniano oggi la domotica offre una concreta possibilità di migliorare la sua autonomia. Le attuali tecnologie di comunicazione e di tecniche avanzate per lo studio delle abilità motorie, in un progetto multidisciplinare (medici, bioingegneri, informatici, elettronici, terapisti occupazionali) possono tentare di superare tutte – o quasi tutte - le barriere”.
Il progetto presentato durante il corso del Convegno prevede un corretto monitoraggio delle condizioni cliniche, la corretta terapia e l’assistenza programmata e in urgenza a circa 50 pazienti affetti da malattia di Parkinson, infatti, come spiega Francesca De Pandis, “Pazienti affetti da Parkinson, soprattutto nelle fasi più avanzate, hanno bisogno di un monitoraggio delle condizioni motorie e cognitivo-comportamentali tali da richiedere frequenti verifiche ambulatoriali o in regime di ricovero”. Il sistema prevede uno o più server presso il reparto specialistico e telecamere a casa del paziente, il tutto collegato su linea ADSL a mezzo rete web. Il sistema è poi dotato di telesoccorso: l’utente/ paziente dispone di una piccola trasmittente con tre pulsanti diversamente colorati, alimentato solo dalla rete elettrica e alloggiabile in qualsiasi punto della casa.
Inoltre è previsto un dispenser automatico di compresse; la dottoressa De Pandis spiega: “Si tratta di un contenitore con all’interno 7 dispenser, uno per ogni giorno della settimana e tutti con un orario interno preprogrammato. Ogni comparto è associato ad un orario ed è governato da un microcontrollore che gestisce i tempi di apertura, l’accessibilità al prelievo delle compresse e gli avvisi ottici, acustici e vibratili. I dispenser presentano sei comparti, ciascuno in grado di contenere un massimo di quattro compresse con un led che lampeggerà simultaneamente all’avviso acustico e vibratile. Ogni comparto del dispenser sarà controllato da un led e solamente il comparto corrispondente al led lampeggiante, potrà essere aperto per il prelievo delle compresse”.
arlo Cannella professore di Scienza dell'Alimentazione dell‘università La Sapienza di Roma, sostiene: “Anche se i dati non sono univoci, l’assunzione di antiossidanti con l’alimentazione (in particolare vitamina E) sembra avere un ruolo protettivo nei confronti dell’insorgenza del morbo di Parkinson, forse anche nel consentire di ritardare di alcuni anni il ricorso alla somministrazione di levodopa. Come pure la riduzione calorica si è dimostrata efficace nel rallentare il deterioramento dei neuroni. Alcuni dati epidemiologici confermano, infatti, che individui con uno stile di vita caratterizzato da un’alimentazione parca, sia in termini calorici che di grassi, ed un elevato livello di attività fisica abbia un rischio ridotto di comparsa del morbo di Parkinson”.
I dati epidemiologici vedono un’elevata prevalenza del morbo di Parkinson in Europa ed Americhe ed una bassa prevalenza nelle regioni subsahariane e nelle popolazioni rurali cinesi e giapponesi. Ciò suggerisce un ruolo protettivo di modelli alimentari basati su un elevato apporto di prodotti d’origine vegetale e una riduzione dell’apporto di acidi grassi saturi d’origine animale, di colesterolo e dell’introito energetico complessivo.
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